Ciambellone della nonna al profumo di cachi

il

 

Quella che segue è la storia di un pizzino ingiallito, dimenticato per anni tra le pagine non meno ingiallite di un vecchio libro di cucina.

Leggenda vuole che tutte le donne della famiglia di mio marito fossero delle cuoche sopraffine. Soprattutto la nonna paterna, napoletana d’origine e palermitana d’adozione.

Essendo una donna d’altri tempi (tempi in cui la cucina non era frettolosa) e considerate le tradizioni culinarie dei territori da cui proveniva e in cui poi visse il resto dei suoi anni, non mi è difficile credere alla sua fama: qualunque cosa preparasse era sempre buono, anzi buonissimo. Anzi, eccezionale.

Leggendaria era la sua pasta al forno (con le polpettine), la parmigiana di melanzane e la pasta e fagioli.

Ad alimentare la leggenda, oltre alle sicuramente strabilianti doti, c’è la rumorosa assenza di un ricettario che raccolga e tramandi ai posteri la sua abilità. Le ricette erano per lo più frutto di tradizioni e apprendimenti tramandati verbalmente, o nella migliore delle ipotesi  annotati in fogliettini mai raccolti in un ricettario e mai trovati da nessuno. Almeno fino ad oggi.

Perchè oggi un pizzino (fogliettino) ingiallito è volato via dalle pagine logore di un vecchio libro che stavamo mettendo da parte in uno scatolone, e ha attirato la nostra attenzione.

Era un anonimo foglietto a quadretti, di quelli che stacchi da un piccolo block notes e in cui appunti la lista della spesa. In effetti sembrava proprio una lista della spesa.

Ma la grafia era quella di nonna. E tra lo stupore generale e la commozione abbiamo realizzato che quella era una ricetta. Una preziosissima testimonianza della sua maestria. Sul bordo in alto a destra due parole erano sottolineate: plum-cake.

Sono subito partiti i ricordi di un plumcake alla carota preparato dalla nonna per la merenda allo stanco nipotino (mio marito), durante i pomeriggi passati a studiare greco o storia dell’arte.

Abbiamo trovato altri pizzini, incastrati tra le pagine del libro, altri appunti sfuggiti per miracolo all’oblio che adesso sono custoditi gelosamente in un cassetto. Sono testamenti e testimonianza di un modo di intendere la cucina che ormai non c’è più, di un genio assoluto nella combinazione di sapori e nell’uso degli ingredienti.

Quando siamo tornati a casa non ho resistito, ho voluto subito provare almeno una delle ricette dei pizzini. La scelta è caduta sul plumcake, appunto. Il primo pizzino ritrovato.

Ho fatto qualche piccola modifica, sostituendo le carote coi cachi e riducendo un po’ la quantità di zucchero (la nonna ci dava dentro!) ma per il resto ho seguito gli appunti con rispettosa riverenza. Perchè dai geni c’è sempre da imparare.

Ingredienti

  • 1 vasetto di yogurt bianco
  • 3 vasetti di farina 00
  • 3 uova
  • 2 vasetti di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.
  • un pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 3 cachi maturi

L’unità di misura di questa ricetta è il vasetto di yogurt, quindi come prima cosa versiamo lo yogurt in un piccolo recipiente e puliamo il vasetto per bene.

In un’ampia terrina versiamo la farina, lo zucchero, il lievito e il sale e mescoliamo tutti gli ingredienti solidi, aggiungendo poi lo yogurt e le uova (uno alla volta). Lavoriamo il composto con un cucchiaio e aggiungiamo l’olio.

Nel frattempo, puliamo i cachi e con un cucchiaio estraiamo la polpa. Con l’aiuto di un cucchiaio, filtriamo la polpa attraverso un colino di acciaio direttamente sul composto precedentemente preparato. Mescoliamo ancora per incorporare la polpa di cachi nell’impasto.

Ungiamo la teglia con poco olio e spoveriamola con un cucchiaio di farina. Io ho preferito al classico stampo da plumcake uno stampo a ciambella col bordo a cerniera dal diametro di circa 22 cm.

Versiamo il composto nella teglia e inforniamo in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sforniamo quando la ciambella sarà ben dorata e asciutta (prova dello stuzzicadenti). Lasciamo raffreddare, prima di toglierla dallo stampo.

Al primo assaggio mio marito ha detto: “ha la giusta combinazione di porcaggine e farina che contraddistingueva i dolci di nonna”. Non servono altri commenti.

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...